Guardando questa immagine, la prima impressione è semplice: tante piante, tutte molto simili tra loro.

Stesso vaso, stessa forma, stesso spazio. Eppure, se fossero piante vere, basterebbe osservarle più da vicino per scoprire che non necessariamente avrebbero bisogno delle stesse cose.
Una potrebbe avere bisogno di più luce. Un’altra di più acqua. Un’altra ancora di essere spostata, potata o semplicemente lasciata crescere con i propri tempi.
E nelle aziende?
Succede qualcosa di molto simile.
Stessa azienda, persone diverse
Quando parliamo di organizzazione del lavoro tendiamo, inevitabilmente, a creare regole e processi comuni.
Stessi orari, stessi strumenti, procedure condivise, obiettivi aziendali e, spesso, lo stesso responsabile.
Tutto questo è necessario per far funzionare un’organizzazione.
Ma c’è un rischio: confondere l’uguaglianza delle regole con l’uguaglianza delle persone.
Due collaboratori che ricoprono lo stesso ruolo possono avere competenze, motivazioni, aspirazioni e modalità di lavoro completamente differenti.
Uno può avere bisogno di maggiore autonomia.
Un altro di indicazioni più chiare.
Uno può sentirsi motivato da una nuova responsabilità.
Un altro può avere bisogno di maggiore confronto e feedback.
C’è chi rende al meglio quando ha obiettivi molto definiti e chi, invece, esprime maggiormente il proprio potenziale quando dispone di uno spazio nel quale proporre idee e soluzioni.
Ed è qui che entra in gioco la leadership.
Essere leader non significa trattare tutti allo stesso modo
Un buon leader non dovrebbe chiedersi soltanto:
“Cosa deve fare questa persona?”
Dovrebbe imparare a chiedersi anche:
“Di cosa ha bisogno questa persona per riuscire a farlo al meglio?”
La differenza può sembrare sottile, ma cambia completamente la prospettiva.
Significa passare dalla semplice assegnazione di un compito alla capacità di creare le condizioni affinché una persona possa esprimere il proprio potenziale.
Questo non significa rinunciare alle regole, agli obiettivi o alle responsabilità individuali.
Significa imparare a conoscere le persone che compongono il proprio team.
Perché guidare persone diverse nello stesso modo non significa necessariamente essere equi.
A volte significa semplicemente non vedere le loro differenze.
Dal problema alla domanda
Nel mio lavoro di coaching trovo particolarmente interessante partire dalle domande.
Quando qualcosa non funziona all’interno di un team, la prima reazione può essere quella di concentrarsi sul problema:
Perché questa persona non è sufficientemente autonoma?
Perché il team non partecipa?
Perché devo continuamente ricordare le cose?
Perché alcune persone sembrano più motivate di altre?
Sono domande comprensibili, ma possiamo provare a cambiarne la prospettiva.
Che cosa manca perché questa persona possa essere più autonoma?
Abbiamo creato le condizioni perché il team possa realmente partecipare?
Gli obiettivi e le responsabilità sono sufficientemente chiari?
Sappiamo cosa motiva le diverse persone che lavorano con noi?
Cambiare la domanda non significa ignorare il problema.
Significa iniziare a cercare una soluzione diversa.
Il coaching come spazio per far emergere le differenze
Il coaching può aiutare persone, manager e team proprio in questo processo.
Non fornendo una risposta uguale per tutti, ma creando uno spazio nel quale fermarsi, osservare ciò che sta accadendo e fare emergere esigenze, risorse e possibilità che nella quotidianità lavorativa possono rimanere nascoste.
In un’organizzazione siamo spesso concentrati sul fare: scadenze, clienti, riunioni, risultati, problemi da risolvere.
Più raramente ci fermiamo a chiederci come stiamo lavorando e cosa potrebbe permetterci di lavorare meglio.
Eppure è proprio da queste domande che possono nascere cambiamenti molto concreti: una comunicazione più efficace, responsabilità più chiare, maggiore autonomia, relazioni migliori e persone più consapevoli del proprio ruolo.
E adesso guarda di nuovo l’immagine
Vorrei proporti un piccolo esercizio.
Osserva per qualche secondo queste piante.
Immagina che una di loro rappresenti te, oggi, nella tua vita professionale.
Quale pianta saresti?
E poi prova a rispondere a una seconda domanda, forse ancora più importante:
Di cosa avresti bisogno, in questo momento, per crescere?
Più autonomia?
Più fiducia?
Maggiore chiarezza?
Più confronto?
Una nuova sfida?
Più spazio per esprimere le tue capacità?
Oppure qualcosa di completamente diverso?
Non cercare la risposta “giusta”. Cerca la risposta che senti più vicina a ciò che stai vivendo oggi.
E se sei un leader, cambia prospettiva
Puoi fare lo stesso esercizio pensando alle persone del tuo team.
Se ciascuna fosse una di queste piante, sapresti dire di cosa ha bisogno per crescere?
È una domanda semplice, ma non sempre la risposta lo è.
Perché conoscere il ruolo di una persona non significa necessariamente conoscere la persona.
Ed è forse questa una delle sfide più interessanti della leadership: raggiungere gli obiettivi dell’organizzazione facendo crescere, contemporaneamente, le persone che contribuiscono a raggiungerli.
Non tutte nello stesso modo.
Non tutte con gli stessi tempi.
Ma creando le condizioni perché ciascuna possa dare il proprio contributo.
Perché un team forte non è fatto di persone tutte uguali.
È fatto di persone diverse che riescono a crescere insieme.
E tu, di cosa avresti bisogno oggi per crescere professionalmente?
Se questa domanda ti ha fatto pensare a qualcosa, puoi scrivermelo nei commenti oppure contattarmi in privato.
A volte un percorso di cambiamento può iniziare proprio così: da una domanda che ci permette di guardare ciò che stiamo vivendo da una prospettiva diversa.
Elena Ughetto
Business & Corporate Coach
Percorsi individuali, team coaching e sviluppo delle persone nelle organizzazioni.

